Ma chi era la capolista? Ma veramente quella di domenica era una partita di seconda divisione della Lega Pro? Questi sono gli interrogativi che uno spettatore non di parte avrebbe potuto porre al proprio vicino di sedia.
La partita contro il Teramo ci ha confermato che il Foggia é uno squadrone e indipendentemente se i punti dall'ultimo posto utile per salire siano 7, 8, o 9, sará molto ma molto difficile che i ragazzi di mister Padalino possano non centrare il traguardo.
Questa é una squadra ben messa in campo, con pochissime sbavature che spesso vengono pagate a caro prezzo, ma alla lunga questa squadra lascia punti per strada solo per episodi singoli e non per meriti degli avversari.
Aver affrontato la capolista e non averle dato la possibilitá di reazione dopo lo svantaggio, aver mantenuto il possesso di palla per gran parte dei 90 minuti senza dar mai la sensazione di poter andare sotto, aver concesso il pareggio solo in una delle poche occasioni da parte degli abruzzesi, é la chiara dimostrazione che il Foggia é sulla giusta via, quella via che potrá portarlo nel calcio che conta.
Quando le cose vanno bene il merito va sempre equamente distribuito tra la squadra, l'intero staff tecnico, la societá, l'ambiente e i tifosi; a proposito di questi ultimi, sarebbe bello rivederli a migliaia allo Zaccheria, in uno stadio che ne dovrebbe accogliere molti di piú dell'attuale capienza ma le regole attuali, che non riusciamo a comprendere, sono fortemente limitanti; purtroppo quando sembra che le cose stiano per normalizzarsi, si presenta qualche nuovo elemento di disturbo che va a mantenere bassa l'affluenza allo stadio.
Resta quindi una grande soddisfazione per una squadra che sta dimostrando di poter fare tranquillamente un salto in avanti con uno stadio che sembrerebbe invece poter fare un salto indietro avendo ormai una capienza da quarta serie.
Sono le regole ad essere fiscali o l'amministrazione a non adoprarsi per risolvere questo antico problema?
Alberto Mangano
Giornalista, scrittore e autore del sito www.manganofoggia.it sulla storia, cultura e tradizioni della città di Foggia
mercoledì 15 gennaio 2014
sabato 14 dicembre 2013
domenica 1 dicembre 2013
Vittoria in Toscana.... e sono 11!
Il Foggia soffre ma porta a casa l'intera posta in palio. La sofferenza in campo era stata messa in preventivo perché il Poggibonsi partiva con tre punti in meno e, se non avesse avuto tre sconfitte consecutive nell'ultimo mese, probabilmente in tanti avrebbero continuato ad indicarlo come una piacevole sorpresa di questa stagione.
Dopo 14 giornate, se si esclude la brutta prestazione di Teramo, nessuna tra le squadre incontrate puó affermare di essere stata superiore al Foggia per qualitá di gioco e soprattutto per continuitá. Eppure sappiamo che nessuno molla l'osso, tutti mirano alla salvezza che é molto di piú di una comune salvezza di qualunque altro campionato. L'Arzanese oggi ha dimostrato di non aver mollato, di voler ribaltare una situazione di classifica a dir poco tragica, e lo ha dimostrato contro l'unica squadra che era ancora imbattuta alla vigilia.
Proprio la squadra campana sará il prossimo avversario dei rossoneri e il monito di questa giornata deve necessariamente far riflettere per evitare di abbassare la guardia ed offrire il fianco per un risultato che potrebbe avere il sapore della beffa.
Dalla parte del Foggia c'é l'entusiasmo, la consapevolezza dei propri mezzi e da oggi anche la capacitá di mantenere il risultato per oltre un'ora, insomma tutte qualitá che appartengono solo alle grandi squadre.
E per un'Arzanese che sorprende, esiste da oggi un Teramo forse piú umano e alla portata di tante altre squadre e non dimentichiamo che nel prossimo mese di gennaio la squadra abruzzese dovrá fare una capatina allo Zaccheria dove si proverá a ristabilire i conti.
Per ora comunque ci basta brindare a questo undicesimo risultato utile consecutivo impreziosito dalle ultime tre vittorie di fila: alla prossima gara ci penseremo da martedí.
Alberto Mangano
domenica 24 novembre 2013
sabato 23 novembre 2013
Quella foto di Franco!
Devo dire che non é la prima volta che spendo due righe per Franco Mancini ma anche oggi, alla vigilia dell'intitolazione della curva nord a suo nome, mi va di farlo senza retorica ma con il rispetto che devo a questa persona come foggiano e come tifoso, ancor prima di farlo come giornalista.
La cosa bella di questo avvenimento é l'assoluta unanimitá con la quale una cittá intera ha deciso di dedicare una curva che, per una piazza che vive di solo calcio, diventa di un significato sicuramente immenso.
Franco Mancini era una persona, ancor prima di essere un calciatore, che a questa cittá ha saputo dare tanto, che ha saputo lasciare dei valori che, come ho detto infinite volte, gli ha dato una immortalitá assoluta, quella immortalitá che fa sí che una icona possa entrare nel cuore di tutti, cosa che non é un privilegio di tutti, ma solo dei grandi uomini.
La scelta secondo me intelligente, e non solo perché partorita da una donna intelligente come Chiara, di non pensare ad una fredda targa di marmo che ricordasse la morte di un uomo e quindi la sua assenza, ma una gigantografia che ricordasse la sua vita e la sua continua presenza, é la migliore che si potesse fare.
Quella immagine guiderá le nostre domeniche allo Zaccheria, le nostre vittorie e le nostre sconfitte, le nostre gioie sportive e le nostre ansie, come quando lo vedevamo in campo a protezione della sua e soprattutto della nostra porta; ogni tanto alzeremo gli occhi e lo guarderemo, magari gli chiederemo un favore dal cielo, magari ci confideremo con lui; quella foto ci avvicinerá ancor di piú all'uomo e non solo al calciatore.
Beato colui che gode del dono della fede perché lui sa che in un altro mondo esiste un nostro caro che ci aspetta e che ci guida nel percorso terreno; noi tutti, credenti e non credenti, avremo bisogno dello sguardo di Franco, dei suoi occhi, della sua immagine per sentirci ancora piú foggiani ed ancora piú rossoneri.
Brava Chiara perché con quella immagine ci hai avvicinati tutti al cielo!
La cosa bella di questo avvenimento é l'assoluta unanimitá con la quale una cittá intera ha deciso di dedicare una curva che, per una piazza che vive di solo calcio, diventa di un significato sicuramente immenso.
Franco Mancini era una persona, ancor prima di essere un calciatore, che a questa cittá ha saputo dare tanto, che ha saputo lasciare dei valori che, come ho detto infinite volte, gli ha dato una immortalitá assoluta, quella immortalitá che fa sí che una icona possa entrare nel cuore di tutti, cosa che non é un privilegio di tutti, ma solo dei grandi uomini.
La scelta secondo me intelligente, e non solo perché partorita da una donna intelligente come Chiara, di non pensare ad una fredda targa di marmo che ricordasse la morte di un uomo e quindi la sua assenza, ma una gigantografia che ricordasse la sua vita e la sua continua presenza, é la migliore che si potesse fare.
Quella immagine guiderá le nostre domeniche allo Zaccheria, le nostre vittorie e le nostre sconfitte, le nostre gioie sportive e le nostre ansie, come quando lo vedevamo in campo a protezione della sua e soprattutto della nostra porta; ogni tanto alzeremo gli occhi e lo guarderemo, magari gli chiederemo un favore dal cielo, magari ci confideremo con lui; quella foto ci avvicinerá ancor di piú all'uomo e non solo al calciatore.
Beato colui che gode del dono della fede perché lui sa che in un altro mondo esiste un nostro caro che ci aspetta e che ci guida nel percorso terreno; noi tutti, credenti e non credenti, avremo bisogno dello sguardo di Franco, dei suoi occhi, della sua immagine per sentirci ancora piú foggiani ed ancora piú rossoneri.
Brava Chiara perché con quella immagine ci hai avvicinati tutti al cielo!
Alberto Mangano
domenica 17 novembre 2013
Lo stadio ricorda Matteo Amoruso
Sabato 16 novembre, prima della gara contro il Sorrento, lo stadio manda un ultimo saluto a Matteo e alle vittime del crollo di viale Giotto
giovedì 14 novembre 2013
Bolzano, la patria di De Coubertain
L'ideatore dei moderni giochi olimpici, il barone Pierre De Coubertain, viene ancora nominato quasi per consolare chi non riesce ad ottenere una vittoria nello sport; da bambini nelle scuole ci hanno insegnato il famoso principo per cui il partecipare é l'unica meta cui ambire in una manifestazione sportiva ma é anche vero che, subito fuori dall'aula, nelle interminabili sfide a pallone, ci "scannavamo" per riuscire a vincere e poter prenderci gioco dei perdenti.
Anche da grandi, difficilmente ci é capitato di assistere a gare sportive dove non ci fosse, in modo piú o meno manifesto, la voglia di battere l'avversario.
È tutto talmente vero che ha fatto poca fatica ad affermarsi la notizia che esiste una squadra di calcio, la Excelsior di Bolzano, che consente a tutti, ma veramente a tutti di avvicinarsi al calcio e di poter giocare nella squadra godendo delle stesse possibilitá di tutti gli altri con un turn over che prevederebbe addirittura la conta dei minuti di impiego in campo per ciascun atleta.
Il risultato? Tutti hanno la possibilitá di giocare in un campionato contribuendo alle fortune, in veritá molto scarse, della propria squadra. Tutto ció avviene da dodici anni con un bottino di risultati praticamente nullo.
Forse De Coubertain avrebbe trovato oggi a Bolzano la prima vera legittimitá del suo aforisma ma in effetti é proprio quello che il barone avrebbe voluto?
Alberto Mangano
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